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Che strano.

date » 09-10-2015 11:48

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Ennesimo libro di fotografie, ennesima mostra, la millesima volta di una recensione, un ulteriore conferma che dietro c'è solo commercio, non c'è arte, non c'è fascino per le idee . Commercio e basta. Purtroppo questi poi sono i libri che una volta pubblicati rimangono negli annali. I signori un pò attempati che per carità possono parlare di fotografia con cognizione di causa, perchè nella loro vita oltre che praticarla l'hanno vissuta sulla propria pelle devono rendersi conto che se si parla di qualità, di cultura, di bla...bla...bla...va benissimo tutto devono distinguere la fotografia dall'immagine. Ci sono mille autori che con un decimo delle risorse messe in campo per costruire il lancio editoriale di alcuni libri potrebbero campare anni delle lora vita e produrre cose veramente artistiche. Poi ci sono autori che sanno fotografare meglio o peggio non lo so comunque avranno cose più innovative da esplicare, che non storie, racconti e ricette.
Anche per oggi i grandi autori italiani li ho un pò sminuiti, ecco fosse per me li sminuirei ancora di più perchè in tempi di crisi, in tempi di "cambiamento" non puoi servire sempre citare gli stessi autori. Bisogna cambiare. C'è bisogno di un contrasto netto fra il nuovo che dovrà arrivare e il vecchio che è stato.

Ben inteso, non sono quì a dire che nuovo è bello e bisogna prendere questa posizione a scatola chiusa.
Non sono neppure quì a farmi prendere in giro da una generazione che perchè ha vissuto ai margini di una guerra mondiale si sente in dovere di avere tuttto. Molti di questi ottuogenari hanno vissuto di ideali che sistematicamente ora negano ai più giovani in nome della crisi.

C'è una generazione di mezzo che è la mia, che non può stare con i vecchi, ma non è neppure così ingenua da stare con i poppanti. Dovremmo rassegnarci a essere più onesti con noi stessi.

Che starno da un libro sulle fotografie e storie visive si passa alla politica politicante.
Che strano. È senpre stato così e solo ora ci accorgiamo?
Che strano. È la vita
Che strano ?
Mah !
Forse non è poi così strano.

Senza rumore

date » 10-09-2015 11:39

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Il ruomore per definizione è fastidioso. Il termine letterale anche in fotografia non è dei più amati. Quale fastidio potrà mai dare un pò di rumore in uno scatto?
Le differenze sono due. Se la fotografia è idea allora quella di includere del rumore metaforico nell'inquadratura è una soluzione stilistica notevole, può fare la differenza. Viceversa se il rumore introdotto nell'immagine è quello reale di un difetto meccanico/tecnologico allora quello è veramente fastidioso alla vista.

La fotografia è sembpre ambivalente, non chiara del tutto quando la si deve esprime a parole, pertanto, basta fare un esempio visivo chiaro e lampante che tutto assume un'altra valenza. Accostarsi al rumore metaforico mi piace, ma non sottovaluterei del tutto un certo rumore meccanico, che dà alle immagini, a mio parere, quel tocco quell'imperfezione che farà la differenza fra una fotografia fatta con il cuore e quella scattata con la sola tecnica, pensata a tavolino realizzata in maniera impeccabile ma il cui risultato è la mancanza d'anima.

Ecco parlando di rumore inevitabilmente si deve parlare anche del fotografo di cosa si fotografa. La pulizia silenziosa, senza alcun tipo di rumore che rende le immagini asettiche prive di qualsiasi interesse. Mentre se parliamo di luoghi e fotografiamo quelli privi di rumore ecco, quelli mi affascinano da sempre. Il silenzio udibile e non fastidioso è fonte di molte ispirazioni. Quindi il dilemma non solo fotografico è quanto sia accettabile il rumore?

Onestamente non lo so , personalmente credo che va a peridi, forse a giorni, o forse a sensazioni. Ecco questo mi piace, la sensazione che deve produrre un luogo, un'immagine è qualche cosa da ricercare. Con la fotografia tutto quello lo si può fare senza però far troppo "rumore". la ricerca continua.

Lasciate stare la fotografia.

date » 24-07-2015 16:37

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Mi sono sempre ripromesso di non giudicare le immagini altrui.
Questo per due motivi fondamentali. Il primo è che quello che fotografano "gli altri" deriva da una visione del proprio mondo quindi bella o brutto quel mondo è tuo ti appartiene e io non posso fare altro che guardarlo. Certo gurdare e non giudicare il senso del tuo punto di vista che è la fotografia.
Il secondo motivo per cui non voglio mai giudicare le fotografie altri riguarda un aspetto essenziale con quale strumento hai realizzato quell'immagine, quanto è frutto dell'intuizione, quanto della tecnica e quanto del budget che hai avuto a disposizione.
Quì incrociamo un tema ostico ma reale. La fotografia come qualsiasi forma d'arte deve per forza di cose essere sopportata da strumenti che ti permettono di realizzare quell'arte. Per facilità di linguaggio diciamo che la fotografia non è mai stata molto economica. La tecnologia di supporto è sempre costosa ed anche oggi con la facilità del digitale le fotografia quella che si scatta in modo professionale costa sempre molto.
Altro discorso poi per non giudicare le immagini altri è quello del set fotografico.

DUB_3097.jpg

Nuovo diario non più su immaginarioweb.blogspot.com

date » 19-10-2013 11:05

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Attraverso il mirino, colui che fotografa può uscire da sé ed essere dall’ altra parte, nel mondo, può meglio comprendere, vedere meglio, sentire meglio, amare di più.
(Wim Wenders)



Visioni immaginarie

date » 23-06-2015 13:53

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Ricominciare a scrive un diario è cosa banale. Stabilire quello che c'è da scrive, è impegnativo. Difficile sarà averne la costanza.
Comunque questo diario non vuole essere necessariamente giornaliero, bensì un luogo dove mettere insieme alcuni pensieri o trattandosi di fotografia ristabilire una sorta di sguardo sulle cose che accadono. Coincidenza a me care dello sguardo che si fissano in immagini, che diventano poi pensieri.

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DSCF0858.jpg (117.99 KB)

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Coincidenze

date » 07-08-2014 16:50

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Le immagini più banali se non sono realizzate in ditale oggi sembra che non possano essere create. Lo scatto quì proposto su quale supporto è stato fatto ? Personalmente dico ha poca importanza saperlo. È uno scatto, di cui l’autore non deve proprio ringraziare nessuno. Non il digitale, non l’analogico o qualche pellicola super professionale, non il cliente che lo ha commissionato, anzi, diciamola tutta fino in fondo; al cliente un grazie per avermi pagato. Voglio dire, un’immagine del genere non ha alcuna corrispondenza con il mezzo tecnologico dello scatto. Dico questo perchè seguendo su fecebook un fotografo ben noto che in questo periodo sta riproponendo suoi scatti realizzati in anni passati ci si accorge come i lavori in pellicola oppure quelli in digitale più recenti confluiscano in una visione unitaria senza distinzione. Oggi lo sappiamo c’è chi teorizza l’uso del cellulare anche per scattare reportage, e molti si scandalizzano (io per primo).
Comunque la si voglia interpretare il linguaggio è una cosa, la tecnologia è altro.
Personalmente sono legato più alla tecnologia che al linguaggio, ma capisco perfettamente chi ha la necessità di voler esprimere qualche concetto con immagini e non volendo usare le parole traduce il pensiero in qualche fotogramma. Attenzione però a non confondere le immagini con le fotografie. Ansel Adams da qualche parte ha teorizzato che: ”...le fotografie sono come le barzellette, se le devi spiegare non sono uscite bene.” Questo sia chiaro vale sia per le fotografie in pellicola che in digitale. Quindi indipendentemente dal mezzo usato spero che la “barzelletta” (fotografia) sia stata capita.

Siamo tutti indifferenti

date » 17-06-2014 19:07

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Non è solo una constatazione. È prima di tutto il modo per dire che l’omologazione a noi umani viene facile. Tutti con iPhone e smartphone, a usare questi attrezzi come macchine fotografiche e dire che si scattano foto, tutti a vede immagini su 4 pollici e dire che sono bellissime.
Tutti a scattare foto e rivederle, tutti connessi apparentemente alle immagini chi o cosa non si sa. Poi ci sono artisti come David Hockney che fanno queste cose. A proposito giovanissimo artista digitale ha 77 anni
Allora ti chiedi, siamo realmente tutti indifferenti e omologati oppure la sensibilità artistica esiste ancora?

Racconto fotografico

date » 08-05-2014 11:08

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Ci raccontiamo sempre le solite cose.
Che noia .
Il politicamente corretto distrugge ogni possibilità di reazione.
Positiva o negativa.
Oggi l’editoria, le agenzie blasonate, si sono inventate il racconto fotografico. Peccato che vogliono i racconti fotografici costruiti su cliche preordinati. Così su tu hai voglia di raccontare altro sei fuori.
La settimana della moda, il fuori salone, l’ anteprima dell’expo, vuoi raccontare questo, ovvero tutto ciò che circola oggi sulla piazza di Milano, sei dei nostri. Meglio se contemporaneamente a questo ci racconti e infili nel tuo portfolio anche qualche immagine d’immigrazione, qualche tragedia della guerra. Quale guerra ti chiedi? Non importa una. Prendi un aereo, e in due o tre ore di volo raggiungi qualche guerra, fotografi e porti a casa le foto. Per ultimo, finisci con il primo piano di qualche bambino. Anche in questo caso ti chiedi quale bambino, ma non importa, basta che l’etnia sia una di di quelle da paese povero.
Poveri noi che speriamo di cambiare le cose con questo format.
Il futuro, quello che vedo io è sicuramente radioso, basta che non implichi nel mio lavoro di fotografo queste commistioni. Non mi voglio omologarmi ad un mercato che non sa più come rendere visivamente tangibile il fallimento delle proprie idee.
Chi le chiama idee chi li chiama principi.
Così scopro che c’è una nuova aria fra gli integralisti dell’immagine.
IL professionista per campare deve omologarsi, se poi vuole raccontare qualche cosa di buono, di innovativo deve fare il fotoamatore.
Eterna discrasia di un settore quello della fotografia che non è mai diventato culturalmente maturo ed affidabile.

...oltre il 3 Maggio

date » 03-05-2014 11:08

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3 Maggio 2014

Quello che non ti uccide ti fortifica. Così si dice.
Nel campo della fotografia quello che non uccide il fotografo uccide lo spettatore.
Leggo una recensione riguardo al milanophotofestival2014: ...“Milano Photofestival 2014”, coinvolgerà oltre un centinaio di sedi espositive milanesi, creando un articolato circuito di mostre fotografiche aperte gratuitamente al pubblico, arricchito da un interessante programma di workshop, visite guidate e incontri per avvicinare i numerosi appassionati del mezzo fotografico...
A Milano è iniziato il Photofestival, a Reggio Emilia apre Fotografia Europea...
questo per molti è sintomo di quanto la fotografia sia vitale in questo tempo di crisi. Domanda; forse retorica. E se tutto ciò non fosse altro che esporre il nulla ? Se tutto ciò rappresentasse veramente il nulla ! Faccio fotografia da trent’anni circa, di cui venticinque come fotografo professionista e non mi sono mai sentito così annoiato ed insofferente alle mostre. Non è la mostra in se che aiuta la fotografia, non è l’autore che costantemente ci deve far sapere che ha prodotto, a farci dire che il mercato della fotografia è vitale. Questa mercificazione dozzinale non serve, o almeno serve a chi vuole sminuire un gesto artistico e d estetico per me vitale, che è il “ fare fotografia” . Non puoi come fotografo avere sempre il prodotto adatto per tutte le occasioni, se vuoi farlo credere o sei un vero dilettante o sei uno sbroffone. No. Come fotografo avrai qualche prodotto da esporre, poi nulla, aspetta, rintanati nel pensiero della fotografia e aspetta. Aspetta l’attimo. Fai coincidere la tua mira sulla linea della testa - cuore - e sguardo; aspetta l’attimo, disse qualcuno che di fotografia un pò ha masticato e un pò ha prodotto e prodotto anche bene.

Ecco la coincidenza dei mille festival riduce ad una tristezza assoluta il gesto del fotografare. Il linguaggio visivo merita di più.
I fotografi meritano di più. Mi auguro che i veri fotografi rimangano assenti da questi passerelle perchè sicuramente avranno qualche cosa da dire che va oltre l’esporsi.
La fotografia non so esattamente che cosa è.
Sicuramente non è mettere in mostra a cani e porci le proprie immagini, perchè è di questo che stiamo parlando. Mostre , centinaia migliaia di immagini esposte per nulla, senza senso, un turbinio di immagini che poi nessuno ricorderà. Buone solo per queste occasioni.
Photofestival una parola che vorrei eliminare dal vocabolario della Fotografia. Almeno dalla fotografia d’autore.

...per workshop/corso 12 APRILE 19 APRILE

date » 07-03-2014 11:21

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Pinhole

A chi è rivolto. Sicuramente a tutti quelli che non conoscono questo lato affascinante della fotografia; oppure se lo conosci e hai voglia di scoprire cose nuove intorno a mondo del foro stenopeico devi sicuramente venire almeno ad un incontro.

Il workshop/corso è organizzato su una base molto semplice.
Praticamente si scatta e praticamente si impare a utilizzare queste fantastiche macchine.
Si può partecipare con materiali e macchine proprie, oppure utilizzare i nostri materiali e le nostre macchine fotografiche.


Nel volantino abbiamo detto Like a ConfartigianatoAlto Milanese, dove l’Azienda Alberto Giudici Fotografo è associata dal 1987 e StenopeiKa, che da un lustro produce macchine artigianali Pinhole.


Iscrizione semplice senza materiali € 25,00
Iscrizione con utilizzo di materiali pellicole, scansioni provinatura e una stampa a tutti i partecipanti tutto incluso € 50,00.

Per i soci Confartiginato e clienti StenopeiKa
Iscrizione semplice senza materiali € 20,00
Iscrizione con utilizzo di materiali pellicole, scansioni provinatura e una stampa a tutti i partecipanti tutto incluso € 40,00.
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